Un cane alla scoperta dei gatti di Roma: storie e leggende millenarie

Cesare, cane chihuahua, in posa davanti al Colosseo, Roma

Questo articolo vi racconterà tutto sui gatti di Roma e del perché Mamy ha così tanto insistito perché facessi la loro conoscenza. Infatti, anche se li trovo antipatici, l’ho seguita in questo giro per la capitale alla scoperta di coloro che nel tempo sono diventati l’essenza più vera e pura di Roma.

Io, cane del nord ma romano di adozione, non potevo proprio lasciarmi sfuggire l’occasione di conoscere meglio questa città e i suoi abitanti attraverso la comunità felina e la sua variegata cerchia di volontari che gravita intorno a sé.

Continuate a leggere per tutti i dettagli di questa avventura, a metà tra realtà, storia e leggenda, che spero vi ispirerà per il prossimo giro a Roma.

ROMA E I SUOI GATTI: storie e realtà quotidiane

Parlare della città in cui si vive, o in cui si passa una buona parte del tempo, risulta sempre molto complicato, a maggior ragione se a farlo è un cane, per giunta adottato da un’altra regione, e che ha dovuto imparare a relazionarsi con una città dalle mille facce e altrettante anime.

Allora, come si fa?

Si comincia dall’inizio, magari facendosi aiutare da chi questa città la conosce bene, perché nei secoli ne sono divenuti i più fedeli testimoni e custodi.

Perché, diciamolo pure senza tanti giri di parole, Roma appartiene ai gatti, e non da ora, da sempre.

cesare gatti romaNel mio percorso, alla scoperta dei gatti di Roma, sono partito dal Colosseo, il grande anfiteatro che ha ospitato i combattimenti tra i gladiatori e le grandi naumachie, e che ora è divenuto il simbolo della città, un monumento ricco di storia che ti porta indietro nel tempo, ai fasti della Roma imperiale.

Non avevo mai visto nulla del genere e poterlo ammirare da vicino è stato per me un momento ricco di emozioni, le stesse che probabilmente hanno provato i numerosi turisti provenienti da diverse parti del mondo che erano sinceramente impressionati da tanta imponenza e maestosità.

Ho ascoltato con attenzione tutto quello che mi ha raccontato Mamy, ho camminato sul breve tratto di strada romana, e ho potuto constatare con le mie zampe che le strade antiche erano costruite meglio di quelle odierne, forse bisognerebbe tornare alle vecchie tecniche, chissà!

Mentre mi guardavo attorno tutto soddisfatto, ho rischiato di essere travolto da una comitiva di visitatori che si muoveva in maniera distratta, così Mamy mi ha preso in braccio e mi ha portato nel punto dove tutti i visitatori scattano foto, cercando l’angolazione giusta per un selfie.

cesare gatti romaAnch’io mi sono messo in posa e ho trovato il mio profilo migliore.

Qui, fino a qualche anno fa, dominava incontrastata colei che con passo felpato si faceva beffa di tutti i personaggi illustri e no passati da queste parti.

Si chiamava Nerina ed era la gatta del Colosseo, una pantera che Mamy ricorda con sincero affetto e nostalgia, quando in veste di guida turistica, veniva seguita dalla gatta più singolare mai conosciuta. Era una gatta veramente particolare. La sua presenza piaceva ai turisti che non di rado si lasciavano sedurre per poi essere bruscamente rifiutati con una sonora quanto efficace graffiata. A volte la trovavi pigramente sdraiata su qualche basamento o parte di colonna che osservava con malcelato sdegno la fiumana di gente varcare i cancelli.

Mi sarebbe piaciuto tanto conoscerla e scoprire attraverso i suoi occhi questa città così unica e speciale.

Mi avrebbe sicuramente raccontato le sue mille avventure all’ombra di un monumento, i suoi nascondigli segreti nei pressi di qualche arco trionfale e i posti più golosi dove andare a mangiare.

E anche se era una gatta, l’avrei seguita dappertutto, e sono sicuro che saremmo andati d’accordo, in fondo ci assomigliamo molto.

Salendo una rampa di scale, mi sono ritrovato al giardino del Colle Oppio, un vero e proprio paradiso per noi cani, ma anche per chi vuole continuare a scovare gli altri capolavori dell’antica Roma.

Gironzolare tra i vialetti e tra le diverse specie di alberi mi ha permesso di prendermi una pausa prima di rituffarmi nelle storie dei gatti di Roma.

Quanto mi è piaciuto rotolarmi sull’erba fresca con il mio tartufo che annusava l’aria. Ho socchiuso gli occhi godendomi quegli istanti perfetti.

Mentre ero immerso nei miei pensieri, ha fatto la sua comparsa un amico a quattro zampe che passava di lì per la sua passeggiata quotidiana. Insieme abbiamo percorso un tratto di strada ed ho potuto vedere i resti delle terme di Traiano e l’esterno della Domus Aurea.

Ho salutato il mio amico e ho proseguito il mio giro arrivando alla Suburra, il quartiere dove nacque Giulio Cesare.

Su di lui si raccontano molte storie, è stato un condottiero, un generale e un dittatore, e così ho compreso il perché qualcuno mi mise questo nome.

Anch’io, infatti, se pur piccolo di dimensioni, ho lo spirito di un conquistatore e non mi spaventa niente, proprio come il mio più famoso omonimo.

Lungo le stradine tortuose che portano nel cuore della Suburra, oggi rione Monti, si può ancora respirare l’atmosfera di una Roma d’altri tempi, che ti conquista proprio per essere rimasta fedele a sé stessa al di là delle mode passeggere. Ci sono ancora le botteghe degli artigiani dove andare a curiosare e i forni dove puoi prendere un pezzo di pizza bianca, magari appena sfornata, unta e infarinata come piace ai romani, e pure a me.

La pizza è “bbona”, come si dice da queste parti, e se un pezzo cade per terra, finisce in bocca. La mia.

GATTI DI ROMA RACCONTATI DA UN CANE: miti e leggende

Se Mamy era intenta ad osservare il muro che Augusto aveva eretto per proteggere il suo Foro dagli incendi provenienti dalla Suburra, io sono rimasto senza parole quando ho appreso che il primo imperatore di Roma si ricordò del suo gatto nominandolo nel testamento.

I gatti dell’antica Roma erano considerati compagni di vita e grandi cacciatori di topi. Per questo motivo erano da tutti rispettati e protetti grazie a leggi severissime. Nelle numerose campagne militari facevano sfoggio del loro coraggio seguendo l’esercito in battaglia e la loro effige era riprodotta sugli scudi dei centurioni.

Tornando su via dei Fori Imperiali, sono stato attratto dal Foro di Cesare e dal tempio che eresse in onore di Venere e da tutti gli altri edifici del Foro romano, che sono riuscito in parte a vedere sporgendomi da un terrazzino vicino all’area archeologica.

Questa parte di Roma antica era veramente impressionante, non sapevo da che parte guardare, ogni lato della strada ti riserva sorprese e angoli suggestivi.

Mi sono sentito letteralmente dentro la Storia.

Se volete un consiglio spassionato, fermatevi pure qui, e cercate di riposarvi come ho fatto io. Roma è bellissima, ma può risultare faticosa se non siete abituati a camminare molto con il vostro cane.

cesare gatti romaIl mio itinerario, infatti non è finito, perché sono dovuto arrivare vicino al Pantheon, per la precisione Piazza Grazioli, per intravedere una gatta in pietra sul cornicione del palazzo nobiliare.

Questa gatta, a grandezza naturale, proviene dall’Iseo Campense, il grande tempio dedicato al culto di Iside, la divinità egizia che ha avuto una enorme fortuna presso i romani già al tempo in cui Cleopatra soggiornò in città, ospite e amante di Giulio Cesare.

La regina portò con sé riti, culti e mode creando una vera e propria Egitto-mania.

Tutte le donne di Roma volevano truccarsi e acconciarsi i capelli secondo la moda egiziana del tempo.

Non sfuggivano a questa tendenza nemmeno i gatti di casa che venivano abbigliati con collarini e mise con nastri colorati.

Ma la gatta che stavo osservando con tanta attenzione nasconderebbe un segreto che continua a costudire e che potrebbe essere svelato guardando nella stessa direzione in cui guarda l’animale. Lì, infatti, si nasconderebbe un tesoro che nessuno finora è mai riuscito a trovare.

Già mi vedo, un chihuahua esploratore, un novello Indiana Jones, alla ricerca del tesoro perduto. Chissà quanta pappa buona potrei comprarmi se riuscissi a scovarlo!  Ma non mi è stato possibile fermarmi, i gatti di Roma, mi stavano aspettando.

La mia caccia al tesoro è stata solo rimandata.

Quando sono arrivato a Largo Argentina, mi sono imbattuto nella colonia felina più famosa di Roma, quella frequentata anche dalla grande attrice Anna Magnani che girava indisturbata confondendosi fra le altre gattare della zona.

Questo luogo in cui si è consumato il più efferato omicidio della Storia è un concentrato di arte e cultura che ti obbliga ad una sosta senza sé e senza ma.

cesare gatti romaQui, dove oggi si muovono placidi e sornioni i gatti più fotografati, ricercati e ammirati di Roma, venne assassinato Giulio Cesare che, contro ogni presagio negativo, volle ugualmente recarsi presso la curia di Pompeo, dove quel giorno si sarebbe tenuta la seduta del Senato.

I gatti ovviamente questa storia non la conoscono, o forse sì, perché qualcuno sostiene che Cesare nel suo viaggio nell’aldilà si rifiutò di pagare a Caronte il trasporto attraverso il fiume Acheronte, e quindi di essere rimasto in una sorta di limbo tra la vita e la morte, e con lui anche i numerosi soldati del suo esercito che vollero seguire il loro generale in questa insolita impresa.

Incapace di accettare la morte, Cesare aveva formato un vero e proprio accampamento sulle rive del fiume che però non riuscì a smuovere il Dio degli Inferi, Ade, che cercò con ogni mezzo di convincerlo a pagare la somma dovuta.

Fu solo grazie all’intercessione di Cleopatra, che nel frattempo aveva raggiunto gli Inferi in veste di Iside, che Cesare riuscì a tornare sulla terra, stavolta però nelle vesti di un gatto, l’animale sacro dell’Egitto e della sua Regina, e rispedito insieme al suo esercito nel luogo dove fu ucciso, nell’area sacra di largo Argentina.

L’ingresso per andare a visitare questi gatti speciali si trova su di un lato della piazza, e le volontarie che con tanto amore e dedizione si occupano di questi animali sono disponibili a raccontare la storia di questa colonia che conta più di cento gatti. Io mi sono messo sul parapetto dell’area, e li ho potuti vedere che camminavano tra le rovine, alcune volte alzando lo sguardo in direzione di qualche curioso, consapevoli della loro fama.

Se la storia che vi ho raccontato è vera, mi sono trovato di fronte a coloro che hanno fatto la storia, a un generale e al suo esercito di gatti che conquistò per sempre la città.

Il mio giro alla scoperta dei gatti di Roma si è concluso qui. Ho imparato molto su questi animali e sui romani, miei concittadini.

Cosa ne pensate di questo giro?

Siete più gattari o canari?

Scrivetemi tutto qui sotto nei commenti

Cesare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenti sul post