QUANDO L’UMANA CADE (E IO NO)

primo piano di Cesare, chihuahua

Quello che succede sotto il cielo di Roma ha tratti che, definirli pittoreschi, è poco. E benché trovi che la città sia una fonte inesauribile di odori che raggiungono prepotentemente le mie narici, ciò che mi affascina, da sempre, è osservare la variegata e scomposta umanità alle prese con questa continua giostra urbana.

Una giostra che gira troppo veloce per gli umani che sono così costretti a correre, a parlarsi addosso e ad affrettarsi per fare presto. Io che li guardo dal basso mi domando sempre come facciano a raccapezzarsi!

A complicare ulteriormente le cose è che nessuno guarda più dove mette i piedi.

E così anche una città bellissima può diventare una trappola per chi è distratta o cerca disperatamente di salvare qualcuno da un incidente certo.

Mamy ne sa qualcosa. E io ne sono testimone.

CAMMINARE IN CITTA’ CON UN CANE NON È SEMPLICE

La Roma di questi tempi è un cantiere a cielo aperto che raramente ti permette di indugiare (o di evitare ciò che andrebbe evitato).

Tipo i marciapiedi: un giorno ci sono, quello dopo spariscono.

marciapiede di Roma e viale alberato

I più ottimisti potrebbero obiettare che questo sia l’unico modo di rendere la città più moderna ed efficiente, ma io – da quaggiù – ho l’impressione che si rimanga comunque intrappolati dentro un percorso che non decidi tu.

Si potrebbe quindi sostenere che i cani di Roma siano ostaggio di questa situazione?

Forse sì…ma siamo in ottima compagnia.

Gli umani trovano particolarmente spiacevole (e un vero peccato) che non si possa girare con il proprio quattrozampe senza trovarsi a fare una sessione di slalom gigante tra biciclette, monopattini e bancarelle che spuntano come funghi lungo le strade.

E come si fa a dargli torto?

Eppure, nonostante tutto questo, credono ancora che basti tenere un guinzaglio in mano per condurre il gioco, quando invece è la città, così imperfetta perché viva, a tenerci inevitabilmente tutti sotto scacco.

Basta poco: un odore per me, o una distrazione per loro, e Roma fa lo sgambetto a entrambi.

MARCIAPIEDI PERICOLOSI: UNA STORIA VERA

L’altro giorno, per esempio, stavo fiutando un nuovo tratto di strada raccogliendo così tante informazioni da farmi girare la testa.

Perché dovete sapere che quelli che per voi sono semplici luoghi di passaggio, per noi cani di Roma sono dei veri notiziari: una sorta di grande social network all’aperto dove ogni odore è un indizio, una storia, un avvenimento.

marciapiede in pendenza nel centro di Roma con strada in sanpietrini

Nulla sfugge al mio sofisticato tartufo!

Ma essere così dotato porta con sé anche qualche svantaggio.

I nuovi odori sono calamite: ti attraggono con la loro forza potente, e io – che non sono certo Ulisse –  mi sono lasciato sedurre, decidendo di attraversare sul lato opposto della strada nell’intenzione di seguire fino alla fine quella scia così intrigante.

Io tiro.

Un bordo più alto del previsto. Lei ha messo il piede dove non c’era più marciapiede.  E voilà Mamy finisci giù, a terra.

Lo spettacolo che mi sono trovato davanti non era affatto edificante: Mamy stesa sul selciato romano che tentava di rialzarsi con lo stesso vigore di un bradipo in vacanza a Ferragosto. Una lentezza singolare e un po’ tragica che ti impedisce di capire se puoi scoppiare in una fragorosa risata o correre a chiedere soccorsi.

Ma considerando che la mia umana non è esattamente quello che si dice “il ritratto della salute”, non c’è voluto molto per capire che da sola non ce l’avrebbe fatta.

In quanto a me, mi  sono seduto e ho aspettato … sul marciapiede!

CAMMINARE CON LENTEZZA A ROMA: LA LEZIONE DEI MARCIAPIEDI

In momenti come questi, mentre osservavo Mamy cercare di spiegare con imbarazzata lucidità (regalata dalla caduta, temo) cosa sia successo ai “valorosi prodi” accorsi in suo aiuto, non potevo che lanciarmi in una delle mie riflessioni.

Noi (cani) non cadiamo quasi mai.

I tratti di strada li percorriamo muso a terra. I bordi, i dislivelli, le parti sconnesse che voi ignorate, noi li annusiamo e li studiamo come fosse la prima volta. Ed è per questo che i marciapiedi non ci sorprendono mai davvero. La nostra mappa non è fatta di nomi evocativi o di strade famose, ma è costruita passo dopo passo dal nostro fiuto e dal nostro istinto che funziona come una bussola silenziosa.

Così, anche quando la città cambia forma da un giorno all’altro, noi riusciamo in un modo o nell’altro a venirne a capo.

Per voi (umani) è diverso. Non potete finire a terra e far finta che non sia successo nulla. Dal vostro punto di vista certe cose non si vedono, e se Roma decide di chiudere un tombino o spostare un marciapiede un po’ più in là, non siete preparati, e infatti lì inciampate!

Date retta a chi, per capire questa città, si è dovuto affidare ai suoi custodi più fedeli.

Di chi sto parlando? Dei gatti, naturalmente!

Perché, diciamolo pure senza tanti giri di parole, Roma appartiene ai gatti, e non da ora, da sempre. Per saperne di più : Un cane alla scoperta dei gatti di Roma: storie e leggende millenarie

Si muovono sornionamente, con le vibrisse tese a misurare ciò che li sta attorno, non fidandosi mai completamente se non dopo una attenta valutazione.

Scrutano, indagano, si fermano e poi avanzano, come se nulla potesse veramente turbarli.

Senza affrettarsi.

“Roma deve essere attraversata in punta di piedi” diceva Alberto Sordi.

Non è solo questione di rispetto, perché la città è preziosa. Piuttosto un invito a soppesarla, direi zampa dopo zampa, proprio come fanno gli amici felini.

E forse è questo che vi manca: la capacità di non dare mai per scontato il terreno sotto i piedi, di concedervi il tempo e il giusto sguardo prima di avanzare.

Forse solo allora la città diventerebbe più amica.

Così forse cadreste un po’ di meno.

E vedreste un po’ di più.

Cesare

 

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